Talent Garden: intervista a Davide Dattoli

Mi piacerebbe fornirti di una ricetta contro la rassegnazione. Una ricetta o comunque delle “buone pratiche” capaci di portare ad ebollizione il tuo entusiasmo, o la tua idea, o quel progetto a cui a troppe a volte hai detto “lasciamo perdere”. Mi piacerebbe raccontarti una storia bella, come è quella di Davide, come è quella del suo Talent Garden. Dunque accomodati, bibita, pop corn e cominciamo.

Dattoli

Caro Davide, ogni progetto ha un suo punto di partenza. Dopo averci fantasticato, dopo averlo progettato, dopo essersi informati, ci si prepara ai blocchi e si parte. Quando e come è avvenuta la tua partenza rispetto al Talent Garden?

L’idea è venuta da un gruppo di amici con l’intento di metterci insieme e condividere uno spazio. Nella condivisione c’era la voglia di “contaminarsi” a vicenda con le nostre idee. Il confronto continuo permette di crescere molto velocemente. A quel punto abbiamo cercato di coinvolgere un’azienda tradizionale del territorio (per esempio il Giornale di Brescia). Loro hanno creduto in noi e ci hanno fornito il primo spazio ufficiale per il nostro futuro Talent Garden. Da lì siamo partiti con una sessantina di persone con cui abbiamo avviato il progetto. Spesso si dimentica che l’Italia è piena di piccoli imprenditori pronti a scommettere su progetti nuovi purché sostenibili.

Come spiegheresti a tua nonna cos’è un Talent Garden?

Purtroppo l’ho fatto più di una volta, ma non ce l’ho ancora fatta! L’idea alla base è semplice: ognuno di noi normalmente lavora da un proprio piccolo ufficio. Quello che Tag fa è ricreare un grande ufficio condiviso in cui per esempio si condividono i costi della struttura. All’interno di questo ambiente le interazioni sono elevatissime. Tali interazioni risultano nel tempo fondamentali per migliorare il lavoro di ognuno. Il nostro modello di business è quello dell’ufficio condiviso, ma in realtà riteniamo molto importante lo sviluppo della community che si crea, che poi è il vero valore del Talent Garden.

Che cos’è per te il talento?

Secondo me, pur essendo un concetto molto complicato, è un insieme di competenza e di voglia di fare. Non esiste talento senza voglia di applicarsi e di mettersi in gioco. Certo occorre anche competenza, ma senza voglia di fare non si andrebbe da nessuna parte.

La parola chiave della filosofia adottata nei Talent Garden è “condivisione”. A quanto pare si è dimostrata una parola vincente. Credi che la società di oggi abbia bisogno di condividere di più quello che fa? 

Noi in Italia siamo un popolo in cui crediamo che la condivisione vada sempre “a perdere”. In realtà in un sistema come quello di oggi in cui il mercato è globale, la collaborazione con le persone attorno a noi, anche fossero i nostri vicini di casa, è indispensabile per emergere. Siamo abituati a pensare che il nostro vero competitor sia l’azienda davanti a casa e quindi ci chiudiamo in noi stessi e cerchiamo di fare tutto da soli, magari ancora credendo che più teniamo nascosta una cosa più saremo i primi a proporla. Non funziona più così però. Oggi siamo in un’epoca in cui i competitor sono le aziende con dieci volte le nostre risorse e che stanno dall’altra parte del mondo. In quest’ottica i nostri vicini non sono più competitor, ma partner. Con loro occorre fare sistema e costruire un business condiviso.

Perchè secondo te il settore digitale non risente dalla crisi?

Il settore digitale in realtà non è un settore, è un qualcosa di trasversale a tutti gli altri settori del business tradizionale. Il digitale è un elemento propulsivo che si inserisce in qualsiasi altro settore esistente cambiandone i processi.

Chi può accedere al Talent Garden?

Dalla startup al freelance, dalle piccole agenzie ai giornalisti, l’importante è svolgere un’attività in ambito digitale. Per accedere si viene selezionati dalle stesse persone che sono già dentro al tag. Chi vorrebbe entrare deve raccontare chi è, cosa fa e cosa vorrebbe dare e ricevere dalla community. In questo modo si crea un’empatia di base davvero importante per la buona riuscita dei progetti.

Quali sono le prime mosse per aprire un tag?

Ricerca fondi, ricerca location, coinvolgimento del team formano la “matrice” da allineare. Noi siamo simili a una federazione, nel senso che ogni tag è indipendente dagli altri pur condividendo la stessa filosofia e lo stesso metodo. Oggi non stiamo semplicemente creando dei singoli luoghi di coworking, ma ci serviamo del coworking per aggregare la community su vari territori, una community che vanta di essere la più grande in Italia.tag1

Quali sono le difficoltà e le paure che hai incontrato lungo questo percorso?

Fare un’azienda è una delle cose più complesse che esistano. Le caratteristiche indispensabili sono quella voglia di fare che io chiamo “fame”. Indispensabile è anche la competenza: spesso si crede di poter entrare in un settore e sradicarlo. Per poter cambiare una cosa devi prima conoscerla. Conoscenza e voglia di fare permettono poi di trasformare qualcosa in qualcosa di nuovo. La più grande difficoltà è poi quella di raccogliere attorno a sé delle persone che veramente ti aiutino nel tuo progetto. E’ la difficoltà più grande, ma è anche una bella sfida.

La paura? La paura è presente ogni giorno. Ancora oggi ho molti dubbi. Sarebbe però un probelma se non ci fosse. Non esiste un qualcosa che sia facile da fare, se no lo avrebbero già fatto tutti. Più si cresce più le difficoltà aumentano e le cose si complicano. Per fortuna però crescendo aumentano di pari passo l’esperienza e le soddisfazioni.

Quanto ti diverti in quello che fai?

Moltissimo. Altrimenti non avrei fatto tutto ciò che ho fatto. Sicuramente ho dovuto fare parecchie rinuncie, ma per fortuna ho sempre avuto molto entusiasmo. Se i cambiamenti un tempo avvenivano ogni 50 anni oggi avvengono in continuazione. Il mondo sta cambiando in maniera molto veloce. Ci sono decine di società che vanno benissimo, che ce la stanno facendo, ma è vero anche che molte altre aziende invece sono in crisi. Occorre adeguarsi. Ci sono posti di lavoro che stanno scomparendo, ma anche molti che invece si creano. Bisogna essere pronti davanti a questi cambiamenti.

Come ha accolto il tuo progetto la tua città?

All’inizio la mia Amministrazione Comunale ci ha definito un “centro sociale”. Ci hanno detto “bello, ma non possiamo aiutarvi a fare un centro sociale.” E io ho risposto che non era proprio un “centro sociale”. Poi a Ottobre dello scorso anno la città di New York ha selezionato il “modello Talent Garden” italiano come una delle cinque innovazioni più interessanti per innovare Manhatann e allora, forse, solo adesso finalmente si sta cominciando a capire che dietro a tutto questo c’è un valore. Organizzeremo un festival, Supernova, il 3/4 ottobre a Brescia, in cui con l’Amministrazione Comunale porteremo in piazza l’esperienza maturata in questi anni. Coinvolgeremo studenti, università, associazioni di categoria, per raccontare questo enorme mondo alla nostra città.

Ringrazio Davide per il tempo dedicato a questa intervista.

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Matteo Troìa / 2019