Un luogo Comune

Oggi viene inaugurata la nuova sede municipale del mio Comune, che trasloca: da uno stabile di discutibile bellezza architettonica ad un palazzo che apparteneva alla famiglia del conte Burovich De Zmajevich. Per un caso fortuito, o per lungimiranti decisioni passate, questo palazzo sorge in una via chiamata “Risorgimento”.

Secondo gli storici, il Risorgimento nasce al cadere del dominio Napoleonico e in seguito al Congresso di Vienna, datato 1815, per raggiungere il suo apice solamente con l’annessione dello Stato Pontificio e con lo spostamento della capitale a Roma, in data 1871.

Mi pare di osservare che gli spostamenti, ciclicamente, si ripetono. All’epoca la capitale venne collocata nel cuore della Penisola, oggi la sede del mio Comune viene collocata nel cuore del paese.

Non è mio compito giudicare la bontà di questa decisione: talvolta, il moto istintivo del cittadino è un segnale foriero di errori, inesattezze, informazioni parzialmente vere, parzialmente fondate, parzialmente utili. Non è con la superficialità che si può fare Politica, né tantomeno con l’ignoranza, nel suo significato letterale di ignorare dinamiche, modalità, processi, pratiche burocratiche, tempi di attesa spesso più forti della nostra volontà di fare le cose.

E’ mio compito, viceversa, da cittadino, riporre delle speranze nella lanterna cinese che virtualmente potremmo lanciare in aria, per inaugurare questa giornata. Le appiccico all’archetto che sorregge la lanterna e le lascio volare via, nella speranza che si avverino.

Mi auguro un Comune giovane, “ehnnò, ancora con quesa storia, va bene i giovani di qua, i giovani di la, ma i giovani mica sanno tutto eh, devono fare esperienza”. Beh, ma non puoi chiedermi di augurarmi un Comune vecchio: “come possono proporre delle idee innovative i vecchi? Come possono produrre energia, vitalità, freschezza? No no no, un Comune vecchio no.”

“Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse.”

Mi auguro un Comune della gente e per la gente, giovane, adulta, anziana, per tutti. Un luogo del cittadino. Un luogo da valorizzare. Un luogo di servizi naturalmente, ma magari anche un luogo di cultura, di diffusione del sapere, di incontro, di costruttivo scontro, ma soprattutto aperto, non nei suoi orari di rito, ma nella sua mentalità di fondo.

Spero in un trasloco che non si limiti ad essere un rinnovo di facciata, ma che getti le basi per un rinnovo di contenuti, anche se siamo a tre quarti di una legislatura che magari non avrebbe nessun buon motivo per riprogettare il suo operato. Invece il buon motivo c’è, ed è come ogni nuova pagina bianca per lo scrittore; un nuovo foglio, una nuova possibilità di riempirlo di parole. Qui hanno addirittura una nuova casa.

Spero quindi non in un atto puramente dovuto, “perché-lavoro-già-avviato-dall’amministrazione-precedente-per-cui-avevamo-ancora-dei-soldi-bloccati-che-poi-sono-stati-sbloccati-pertanto-coi-soldi-da-noi-sbloccati-che-prima-erano-da-anni-bloccati-non-potevamo-non-continuare-e-bla-e-bla-e-bla”, ma uno stimolo semplicemente a fare: cose Nuove, cose Belle, cose Coraggiose.

Un luogo che ricominci anche a farsi carico dell’immensa responsabilità civica che gli compete. Perché di senso civico le nostre comunità sono carenti. Un luogo simbolico, dove ricominciare a dare l’esempio, con tante piccole azioni. Senza lasciarci affascinare dalla struttura: nel percepire una casa accogliente, il merito è soprattutto di chi vi ci abita. Come al solito, lo scarto più profondo è culturale, non, come in questo caso, infrastrutturale.

E allora auguri al nuovo Comune, auguri a noi, comunità, che da oggi si interfaccia con i problemi quotidiani in un nuovo posto, laggiù, in via Risorgimento. Risorgimento, “periodo nel quale la penisola italica conseguì la propria unità nazionale”.

Un’unità che oggi, a guardarla da lontano, pare essere minata da un sacco di cose che non funzionano. Ma se le cose in grande non funzionano come dovrebbero, è anche perché non proviamo mai a farle funzionare nel piccolo. Tutti assieme. Uomini e donne uniti uniti in comunità. Ciascuno nel rispetto assoluto dei altrui diritti, ma anche nella onesta consapevolezza dei propri doveri.

Perché come scrive Saint-Exupéry in un libro di rara bellezza:

“Essere uomo significa appunto essere responsabile. Essere fieri d’una vittoria conseguita dai compagni. Sentire che, posando la propria pietra, si contribuisce a costruire il mondo.”

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Matteo Troìa / 2019