TEDxUdine: il giorno dopo

“Il viaggio perfetto è circolare: la gioia della partenza, la gioia del ritorno.”

Oggi si è chiuso un viaggio che è cominciato molto tempo fa, quando mi è stato chiesto e proposto di organizzare un incontro di cervelli, un dialogo di pensieri, un confronto tra storie.

Ho accettato dopo aver percepito che fosse un’ottima occasione per costruire qualcosa. Amo il verbo costruire: scalfisce la differenza tra qualcosa destinato a passare, e qualcosa destinato potenzialmente a restare. Costruire significa lavorare un campo incolto, prendersene cura, renderlo fecondo noncuranti di quello che vi crescerà, fiduciosi e felici solo perché vi crescerà qualcosa. Costruire significa connettere la buona terra con i giusti semi, accoppiare i protoni con gli elettroni, per lasciare che poi la natura faccia il suo corso.
 
Il TEDx che abbiamo portato a Udine è stato quel campo coltivato, quel terreno dove venerdì abbiamo visto esplodere l’energia. È stato un successo, lo dico con sincera felicità e con molta soddisfazione. Siamo riusciti a distogliere dalla frenesia quotidiana delle persone, per metterle in ascolto di dodici storie. Credo che oggi sia molto difficile capire cosa e chi ascoltare. In un’epoca di sovrabbondanza, selezionare è un compito arduo. In un’epoca di complessità, semplificare è sempre più difficile. Qualcuno sosteneva che semplificare significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il necessario: ecco, credo che in qualche modo questo TEDx ci abbia aiutato in questo, rivelandosi necessario al benessere del nostro spirito.
 
Non ci resta che metterci in cammino: verso nuove domande, verso nuove mete. Mettersi in cammino non per fuggire, ma come un viaggio alla ricerca di ciò che ci manca e che non abbiamo ancora trovato. Mettersi in cammino non per coprire enormi lunghezze: ci sono viaggi la cui meta è nella stanza accanto. Mettersi in cammino, non per un pellegrinaggio in solitaria, ma come un’attitudine all’incontro; perché così come non esisterebbero le cose senza il loro contrario, non esisterebbe l’io senza il tu.
 
E allora ora non ci resta che ritornare nelle nostre vite, nei nostri impegni quotidiani, nei nostri problemi, nella vita reale insomma. Carichi di emozioni, di riflessioni e di un paio di strumenti in più per cavarcela meglio.
 
Grazie a tutti coloro che hanno messo in campo il loro entusiasmo e le loro competenze, con generosità e allegria. Grazie agli speaker che hanno accettato di raccontare il loro sapere così da metterlo a disposizione di tutti. Grazie al Tempo, tema e filo rosso di questo TEDx, che si è svelato a noi, raccontandosi in molte delle sue sfaccettature.
 
Ci sono state più occasioni in cui durante la giornata ci siamo posti la seguente domanda: il tempo esiste? E se esiste per davvero, esiste così come crediamo che esista? Oppure è tutta una finzione? Abbiamo davvero capito come stanno le cose, oppure non abbiamo capito assolutamente niente?
 
Mi inquieta non avere risposta a queste domande, ma nello stesso tempo mi incuriosisce, mi agita e mi fa arrovellare su possibili teorie. E allora sorrido pensando al Tempo, che da lassù (o da laggiù?), se la ride di gusto mentre noi ci interroghiamo su di lui. Sorrido pensandolo divertito al solo pensiero di vederci così concentrati a capirlo, così contesi tra la realtà e la fantasia.
 
Credo che se il Tempo potesse parlare, ora, l’unica cosa che mi direbbe sarebbe una qualcosa di molto simile a questo: “Buongiorno… e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”

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Matteo Troìa / 2019