Italiano dell’anno

Sospesi fra il chi eravamo e il chi saremo

Premio "Italiani dell'anno" - Agenzia Giornalistica Italia (AGI)

L’anno che verrà ci chiederà il conto di quanto non siamo stati in grado di saldare in questi ultimi tempi. Non sarà un conto economico, ma un conto morale, un limbo in cui ci verranno poste delle domande profonde a cui tutti e ciascuno saremo chiamati a pronunciarci con delle risposte.

Siamo consumati dalla crisi, che compie dieci anni e che possiamo, forse, considerare superata. Ma la crisi come un terremoto lascia delle macerie difficili da smaltire.

Viviamo tempi bizzarri, sospesi tra il “si è sempre fatto così” e il “si farà così”.

È un tempo di transizione da chi eravamo a chi saremo e per questo c’è molta inquietudine; tuttavia, tra le pieghe di questi tempi bui si scorge l’avvincente sfida a cui tutti saremo chiamati molto presto: scrivere, assieme, il “progetto umano” dei prossimi anni.

Che ruolo avrà l’uomo e la donna nel mondo del lavoro, nell’epoca dell’automazione, dell’industria 4.0, dei big data?

Quali sono i valori a cui non vogliamo assolutamente rinunciare, nonostante oggi sembrano essere molto più importanti le amicizie su Facebook rispetto a quelle, per così dire, tradizionali?

Che ruolo vogliamo dare al nostro tempo, in un’epoca in cui sembra che tutto sia accelerato, veloce, istantaneo? È davvero giusto adeguarsi alla frenesia odierna anziché provare a rallentare?

Non avremo bisogno solo di risposte a domande come queste, ma anche di progetti a lungo termine, perché le sfide che abbiamo davanti non si risolveranno con ritocchi di facciata.

Abbiamo esplorato in lungo e in largo temi come l’intelligenza artificiale, la genomica, la biochimica, l’astronomia, le neuroscienze, la sostenibilità ambientale, e per ciascuna di queste tematiche abbiamo raccolto enormi quantità di dati.

L’anno che verrà darà inizio a quel faticoso ma preziosissimo lavoro di sintesi, al fine di estrarre delle nuove forme di senso compiuto.L’anno che verrà ci chiederà con urgenza di fornire delle soluzioni. Ci riusciremo valorizzando il capitale umano, ripartendo dalla nostra intelligenza, che è ancora il fattore che ci distingue dalle macchine.

I giovani che conosco io avrebbero un sacco di idee serissime per cominciare ad affrontare problemi come la crisi dell’edilizia, i cambiamenti climatici, l’assenza di lavoro, la mancanza di adeguate competenze in settori strategici, la sfiducia delle istituzioni, la scarsa digitalizzazione del Paese, i problemi legati al diritto delle nuove tecnologie e via dicendo. Ho avuto la fortuna di conoscere almeno un giovane brillante e capace in ciascuno dei settori sopracitati, e a loro vorrei affidare il nostro Paese.

Vorrei un Paese che desse ai giovani spazio: per esprimersi, per essere ascoltati, per provare ad attuare un’idea, un Paese in cui i giovani capaci possano arrivare in poco tempo alle posizione apicali della nostra società.

Quelli stessi giovani che hanno studiato, che hanno imparato una seconda lingua oltre all’inglese, e si sono fidati di chi gli ha promesso un po’ di gavetta prima di cominciare a fare carriera, che si sono inventati dei lavori, che hanno provato a fondare nuove imprese, che hanno provato a dare lavoro ai loro genitori che il lavoro lo hanno perso, e che avrebbero voluto infine, dopo aver fatto la loro parte, che il nostro Paese rispettasse gli impegni presi.

Così non è stato, e nessuno negli ultimi tempi è stato in grado di stendere una rotta che ci accompagnasse, giorno dopo giorno, verso un nuovo mare di opportunità. 

Tuttavia sono ottimista: sarà opportuno scorgere le occasioni favorevoli nel pieno della confusione e delle difficoltà. Dovremmo porci degli obbiettivi semplici e chiari di breve periodo, mentre assieme scriviamo un progetto condiviso che guardi alla società dei prossimi dieci anni. Dobbiamo smettere di lavorare con pressappochismo, superficialità e incompetenza, privilegiando non solo il merito, ma quei giovani le cui visioni e i cui progetti profumano di innovazione vera.

L’anno nuovo potrebbe benissimo scivolarci via tra le solite scuse, procrastinando delle questioni che però credo siano giunte al capolinea e attendono solo noi. Mi auguro invece che sia l’occasione per prendere la parola, per stendere una rotta, e per risollevarci perché ce lo meritiamo.

Questo è il contributo che ho inviato all’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) in occasione del conferimento del premio “Italiani dell’anno”, il 31 dicembre 2017.

L’iniziativa ha voluto premiare 19 giovani italiani che si sono contraddistinti in uno specifico settore.

Questo è l’articolo scritto dal direttore di AGI, e qui trovate l’elenco dei giovani premiati.

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Matteo Troìa / 2019