L’ultimo primo giorno

Oggi è il mio ultimo primo giorno di scuola.

Me ne sono accorto solo ora, mentre un treno sfreccia verso la mia meta. Fatto qualche calcolo, sono quasi vent’anni che bazzico in luoghi dove qualcuno cerca di insegnarmi qualcosa. Per ripensare al passato devo costringermi a farlo: la causa è forse l’età, che mi proietta così tanto nel futuro che ciò che è stato – è stato -, e ripensarci ora sarebbe un’inutile perdita di tempo.

Delle volte però guardarsi indietro è utile: serve a comprendere perché hai guidato fino a qui, e a ripercorrere come col dito sulla cartina, il tragitto percorso. Strada facendo, sono arrivato a questo nuovo inizio, che sulla carta è l’ultimo. Sorrido, perché era consuetudine anche festeggiare l’ultimo giorno di scuola, che poi è diventato l’ultimo giorno di scuola dell’ultimo anno. Che poi è diventato l’ultimo giorno di scuola, dell’ultimo anno, dell’ultimo ciclo di studi. E mentre in quei momenti credi che finalmente stai per stringere il gomitolo in un nodo che lo terrà compatto, crescendo, impari che la vita ti si strotola sempre di mano, mentre tu sei intento a fare altro. Stende sentieri che ti ci vorranno anni per comprendere, e traccia strade che a volte a tua insaputa rispecchiano ciò che sei, e ciò che vuoi diventare.

Su questo treno penso di aver fatto diverse centinaia di viaggi, mentre lui correva io cambiavo, e se c’è una cosa che davvero ho compreso lungo questo tragitto, a volte noioso e a volte frenetico, a volte difficile e a volte crudele, è che le strade sono solo strade, e che i treni possono percorrere dieci volte quelle strade come centomila, ma resteranno sempre treni. Le persone quelle no: cambiano e migliorano più camminano, più stazioni incontrano, più “ultimi” raggiungono, più strada fanno.

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Matteo Troìa / 2019