Rapporto annuale sull’Innovazione 2016

È uscito il Rapporto annuale sull’Innovazione 2016, curato dalla Fondazione COTEC, che analizza nei dettagli lo stato dell’innovazione tecnologica nel nostro Paese. La Fondazione COTEC Italiana collabora con la Fundación Cotec di Spagna e l’Associação Cotec del Portogallo, allo scopo di promuovere nei rispettivi Paesi la Ricerca e l’Innovazione Tecnologica. Il rapporto è suddiviso in due grandi parti: nella prima si delinea il quadro statistico del nostro Paese rispetto agli altri paesi europei, per quanto riguarda diversi aspetti dell’innovazione (molti grafici ci mostrano come l’Italia si posizione rispetto al resto dell’Europa per quanto riguarda gli investimenti in Ricerca&Sviluppo). La seconda parte invece è interamente dedicata all’industria. Il titolo di questa sezione è infatti: “Il tema dell’anno: Il Rinascimento dell’industria europea“, a sottolineare l’importanza (ma anche l’inevitabile trasformazione) delle industrie, delle piccole medie imprese e del settore manifatturiero dell’Italia e dell’Europa.

Il report è nel complesso molto interessante perché, non essendo stato scritto per soli tecnici, riesce ad attraversare moltissime tematiche: dall’istruzione al mondo del lavoro, dal tema dei servizi al tema dei brevetti, dalla ricerca scientifica al commercio. Trovo che sia un’ottima cartina al tornasole per comprendere, dati alla mano, l’identità del nostro Paese oggi, e in qualche modo quali strade percorrere per ricominciare a crescere nel domani.

Riporto alcuni dei numerosi grafici che potrete trovare all’interno del report.


Laureati in discipline scientifiche: La percentuale di italiani tra 25 e 64 anni in possesso di un titolo di laurea registra un leggero incremento nel periodo dal 2005 al 2014, passando da 10,85% a 15%. Tale valore è assai inferiore alla media europea a 28 Paesi, pari a 26%, come evidenziato dal Grafico 1.3.1.1, dove Italia è superata da tutti i Paesi europei ad eccezione di Romania. Percentuale della popolazione in età 15-64 con un titolo di laurea nell'Unione Europea, 2005 e 2014


Studenti universitari in discipline scientifiche: Considerando la distribuzione degli studenti univer- sitari nelle aree scienti che (a più alto potenziale di innovazione), la percentuale più alta (Grafico 1.3.3.1) è quella del settore Economico-Statistico, sia per l’a.a 2003-2004 (13%) sia per l’a.a. 2013-2014 (14%). Nel 2013-2014 si colloca al secondo posto Ingegneria (13%), con un incremento del 21% rispetto al 2003- 2004.

Studenti iscritti all'università per categoria di corsi a più alto potenziale di innovazione in Italia, a.a. 2003/2004 e 2013/2014 (valori percentuali sul totale degli iscritti)


Ma quanto spende il nostro Paese per l’istruzione dei suoi cittadini?

Il Grafico 1.3.4.1 riporta l’ammontare della spesa in Istruzione e formazione (dalla scuola primaria all’università) in percentuale del PIL nei principali Paesi europei. Nel 2012 tale indicatore in Italia vale 4,2%, inferiore alla media europea (5,3%). La percentuale per Italia risulta superiore solo a quelle di Grecia (4,1%), Romania (3%), Bulgaria (3,5%) e Slovacchia (3,8%).

Spesa pubblica per l'istruzione e la formazione nell'Unione Europea, 2012 (in % del PIL)


Come siamo con le pubblicazioni scientifiche? 

Tra i Paesi europei Italia registra i valori più bassi in termini di numero di pubblicazioni per 10000 abitanti. Piccola osservazione personale: per chi si fosse mai trovato a scrivere una tesi oppure semplicemente a studiare dovendo ricercare del materiale in rete, credo che si sia reso conto che la maggior parte del materiale lo si trova a patto che le ricerche vengano effettuato in lingua inglese. Personalmente posso osservare che in ambito scientifico il materiale che si trova in rete è infinitamente ricco se lo si va a cercare in inglese, mentre estremamente povero (talvolta addirittura assente) se lo si ricerca in italiano. Il consiglio che cerco di impormi quotidianamente è quello di sforzarmi sempre di più di studiare ed imparare in inglese, ne vale davvero la pena.

Pubblicazioni scienti che nei principali Paesi industrializzati, 2010 - 2012

Le grandi imprese innovatrici. Nel panorama mondiale è Volkswagen a posizionarsi al primo posto, con 11.743 miliardi di euro nel 2013, superando Samsung (10.155 miliardi) e Microsoft (8.252 miliardi). Tra le prime 20 imprese mondiali 8 sono europee. Si tratta di 5 aziende con sede in Germania (Volksvagen, Daimler, BMW, Bosh e Siemens), 2 in Svizzera (Novartis e Roche) e una in Francia (Sanofi – Aventis). Piccolo consiglio di lettura: c’è un libro che ha avuto un successo strepitoso. Lo ha scritto un economista di Berkeley, che è però italiano. Il libro in questione è “La nuova geografia del lavoro“, di Enrico Moretti. Non è una lettura estremamente facile perché riporta moltissimi dati, ma è sicuramente una delle fonti più utili per capire come sta cambiando il mondo (da quello statunitense al nostro). P.s. Moretti è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Obama.

Classifica delle prime 20 imprese al mondo per spesa in R&S annua, 2013


Spin-off universitarie e Start-up. Le spin-off universitarie sono imprese nate per lo sfruttamento industriale dei risultati di progetti di ricerca svolti in ambito accademico. Il loro numero costituisce un signi cativo indicatore della capacità di trasferimento tecnologico delle nuove conoscenze tecnico-scienti che generate dalla ricerca. Nota: dal report più volte emergono, tra i settori promettenti, quelli farmaceutici, quelli biomedicali, quelli legati all’ambiente e all’energia oltre naturalmente al settore ICT.

 Imprese spin-o universitarie per anno di costituzione in Italia, dati annuali e cumulati, 1979-2013


Il rapporto è scaricabile per intero da qui.

 

share the wisdom

Condividi su facebook
Condividi su twitter

Matteo Troìa / 2019