Il problema dei due eserciti

Nella letteratura informatica si narra del cosiddetto problema dei due eserciti. La situazione da focalizzare è la seguente: una conca, racchiusa tra una riva destra e una riva sinistra. All’interno della conca vi è l’esercito bianco, formato da tre soldati. Sulla riva destra sono posizionati gli uomini dell’Esercito Blu #1, e sono due. Sulla riva sinistra sono posizionati gli uomini dell’Esercito Blu #2, e sono anch’essi due.

Ora, di primo acchito potremmo concludere che l’Esercito Bianco vince sull’Esercito Blu #1 (poiché ci sono tre uomini contro due), così come avviene dalla parte opposta, dove di nuovo l’Esercito Bianco vince sull’Esercito Blu #2 (poiché di nuovo ci sono tre uomini in bianco contro solo due in blu).

Ma proviamo una nuova chiave di lettura: se l’Esercito Blu #1 si accordasse con l’Esercito Blu #2, ecco che allora quello che chiameremo l’”Esercito Blu Somma” conterebbe quattro uomini, così che quelle che prima erano due entità deboli e inefficienti, perdenti su entrambi i fronti, ora diventano una comunità con cardinalità maggiore della cardinalità dell’Esercito Bianco formato da tre uomini.

Una lunga premessa per spiegare a parole un problema tecnico legato al mondo delle telecomunicazioni, dove nello specifico si rivela utile a dimostrare come sia necessario un processo di sincronizzazione tra i due eserciti in minoranza, per evitare attacchi fallimentari o catastrofici. Si pone dunque poi il problema di come la comunicazione tra i due eserciti blu possa avvenire correttamente.

Ora, prendetemi pure per matto e perdonate se sono partito da un esempio militare, ma dietro a questo problema ci vedo un risvolto sociale attualissimo.

Quel risvolto che si concretizza ogniqualvolta in cui restiamo isole: supponenti ed arroccati sulle nostre cime. Entità solitarie, appagate dal solo fatto di riuscire a guardare le cose dall’alto, ma prive di un qualsivoglia contatto pratico con la realtà, che invece sta a valle.

Ecco allora la proposta di sincronizzarci con entità a noi simili.

Diversi i motivi.

Il primo: molte volte la soluzione ai nostri problemi risiede nella porta accanto, e il mio vicino di casa possiede l’informazione che io cercavo da tempo. Andiamogli incontro. Coinvolgiamoci.

Il secondo: abbiamo l’esigenza di ritrovar-ci (ritrovare – noi -, ritrovare noi stessi), in una qualche comunità, che sia quella parrocchiale o quella della nostra cittadina, quella di un’associazione di cui condividiamo i valori e gli obbiettivi, o di una qualsiasi altra.

Il terzo: mobilitiamoci di squadra. Perché chiunque abbia fatto uno sport che non sia il golf o il tiro al piattello sa che non esiste il salvatore della patria. Perché non basta: vincerebbe nell’immediato e noi invece abbiamo bisogno di “vittorie a lunga durata”, che mirino a riprogettare per intero le strutture sociali, non che le tamponino per l’occorrenza.

Il quarto: scendiamo a valle. Assieme, stretti in comunità, forti di avere accanto persone che ci credono come noi e più di noi, ma scendiamo a valle. Caliamoci nella realtà obbiettiva, e lasciamo a chi ha tempo da perdere facili (ma inutili) filosofie pronunciate solitamente da coloro che tutto credono, ma poco sanno.

Ora, non pretendo mai di avere la verità in tasca. Tuttavia mi sembrano questi degli appunti utili per il nostro futuro.

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Matteo Troìa / 2019