Donne multitasking e buone pratiche per il weekend

Certo, mi rendo conto della palese evidente incredibile deformazione mentale che possa avere chiunque si sia mai addentrato nell’ostile quanto criptico mondo dei numeri, spaziando dalla fisica all’informatica, passando per chi si fregia del titolo d’ingegnere o magari, peggio ancora di matematico. Categorie della società emarginate, destinate per natura allo scantinato di casa, al buio, all’umido, in compagnia della solitudine e dei bit, dei byte, di una derivata, di un integrale doppio, di una funzione trigonometrica o della solita simpatica equazione ipergeometrica confluente.

No ma io cercavo semplicemente, giacché è venerdì, di mettere giù due righe di buon auspicio, per la buona riuscita del weekend insomma, nulla di più. Il problema è che nella setta dei diversamente normali un po’ ci rientro anche io, soprattutto da qualche giorno ad oggi che mi sono rimesso sui libri, chino e quasi gobbo come il buon Leopardi “solea fare”, per studiare.

Perso nei meandri più reconditi dell’informatica mi sono imbattuto nello scintillante concetto di “multitasking” che poi così fico come vorrebbe far credere l’iPhone non lo è, almeno quando viene spiegato nero su bianco su di un libro del 1800 anziché su un retina displeeeei di ultima generazione. Tuttavia, in un attimo di raptus poetico, ho pensato che il concetto di multitasking è sicuramente una tra le parole più utilizzate al giorno d’oggi, un po’ da tutti: psicologi, sociologi, filosofi, sessuologi (oh my god!), tuttologi, opinionisti, cronisti, tutti, fuorché io, informatico, che son qui a studiarlo. Per non parlare della categoria principe di questo concetto, LA categoria: le donne. Storicamente nate per essere “multitasking” fin dai tempi d’Adamo e l’amica Eva, non perdono occasione per ribadire quanto tu, povero pirla, stai ancora pensando a come tipo aprire la scatoletta del sugo, mentre lei ha già fatto sessantaquattro vasetti di conserva dopo esser stata al supermercato a comprare due o tre cassette di pomodori freschi, le etichette per scrivere sopra ai vasetti e lo strofinaccio per coprirli e tenerli caldi una volta fatti. Allora è li che l’uomo anziché evolversi e rendersi più “tasking”, s’arresta, come se pure il suo gruppo di continuità gli si fosse fulminato, e guarda la “donna iPhone” che ha davanti con incredulità dinnanzi a cotanta energia.

Allora forse, tra l’avvilente vita dei diversamente normali che mi tocca vivere e la consapevolezza di essere “Nokia 3310” dinnanzi a “femmine di iPhone”, l’augurio per questo weekend è di concedersi indipendentemente dall’hardware che siamo, 48 ore offline: per un buon libro, una corsa senza Runtastic al braccio, una birra al pub (il bar dei vecchietti fa le veci del pub, d’accordo), una corsa al mare, una gita in qualche bella città, e magari un po’ di pelle da mostrare al Sole, che speriamo resti, o insomma, che arrivi.

Privi di tante tecnologie “multicose” che tanto massimizzano l’efficienza, la nostra operatività (donne in primis) e la nostra “quantità di cose” che facciamo, ma che peccano davanti a un po’ di qualità di cui tutti noi, una volta ogni tanto, dovremmo sentire di aver bisogno.

Buon weekend giovani!

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Matteo Troìa / 2019