#DigitalChampions: il racconto di una storia bella

Siamo come i bambini al loro primo giorno di scuola”, è il simpatico commento di Chiara mentre una ragazza che si occupa della logistica invita a gran voce i Digital Champions arrivati a velocizzare il processo di accreditamento e di firma della associazione nascente.

Fermiamo però qui quest’immagine e permettetemi di fare qualche passo indietro, in modo che io possa raccontarvi una storia a cui ho preso parte. Una storia bella, credo significativa, e che comincia qualche giorno fa.

Roma, Assemblea Nazionale del progetto Book in Progress di Salvatore Giuliano, un preside di una scuola di Brindisi che ho avuto la fortuna di conoscere. Dovete conoscerlo anche voi, fidatevi, cercate in rete, leggete la sua storia, farà bene al vostro spirito. All’assemblea è presente Riccardo Luna, a cui viene fatto il mio nome dall’assessore all’innovazione del mio Comune, Paolo Lamanna, presente in veste di docente all’incontro. Riccardo mi cerca su Facebook, mi trova, e mi scrive: “Matteo, esiste un Digital Champion nel tuo Comune?” Rispondo: “No, non esiste, anche se un po’ “Champion” mi sento, se penso alla pazienza che occorre quando spiego l’informatica agli anziani (…che non me ne vogliano!). Riccardo risponde semplicemente: “preso!” e io avrei voluto fare finta di non avere capito, mentre invece avevo capito bene: sarei stato uno dei cento, uno dei primi Campioni Digitali Italiani!

Riccardo sparisce, prima di ricomparire tra i miei messaggi qualche ora dopo, mi inoltra un link, questo. Non faccio in tempo ad aprirlo che super Agnese comincia a riempire il mio telefono di beep, tweet, sms a valanga dove scrive: “lo sapevoooooo, sei stato sceltooooo, sono contentissima per te, e sei pure in prima pagina, vai a guardareeee!”. Sorrido, apro il link e leggo che Riccardo aveva scritto di me. A Riccardo riconosco al di là delle mille cose belle che fa, quell’ottimismo incredibile nel fare le cose che solo chi lavora col cuore è in grado di generare. Riconosco talento e sregolatezza, coraggio e determinazione.

Sarei dunque dovuto andare a Roma, assieme agli altri miei novantanove colleghi. E allora nasce l’idea del crowdfunding: “…se vado da solo vado per me, e mi resta la gloria, poca cosa sul lungo periodo. Se vado con la mia comunità la vado a rappresentare, e così sembrerà di andarci assieme.”

Racconto la mia idea a Elena, risponde: “sì bella, ma sta cosa del crowdfunding non l’ho proprio capita!” Gliela spiego, non le piace. Bisticciamo, scendiamo a patti, la convinco. E allora la campagna parte, in “modalità digitale”, online, con una vera e propria campagna di raccolta fondi partecipata su Kapipal, e in “modalità analogica”, in un bar, con un’innovativa campagna di “friendsfunding”! Elena inventa il friendsfunding, io testo il crowdfunding.

Idee folli per una piccola comunità come quella in cui vivo. Penso però che se tolgo “piccola”, resta “comunità”, che è quello che più conta. Ci proviamo lo stesso, pubblico le regole in internet e Irene, un’amica che lavora oltreoceano, commenta la campagna così: “grande iniziativa basata sul modello di partecipazione americano… Complimenti alle tue amiche, hanno messo in atto una strategia degna di Harvard o Berkeley per i corsi di marketing e business!” Ok, wao, fantastico, ma io come glielo spiego tutto questo alle signore a cui insegno a usare il computer? E allora decido di lasciare che l’iniziativa faccia il suo corso e che vada come vada. Funziona, pare un successo, raggiungo e supero la somma prevista e soprattutto vedo realizzarsi un po’ quello che speravo: una comunità che si mobilita, si incuriosisce, si interessa e si sente parte di un progetto. Una comunità che si riscopre forte se unita, e che ritrova nella partecipazione comune e nell’unità di intenti la sua voglia di mettersi in gioco.

Con i soldi raccolti ho potuto raggiungere Roma che, a scanso di equivoci, avrei potuto raggiungere comunque a mie spese. Così però sono partito con uno spirito diverso, se non altro con un grosso senso di responsabilità nei confronti del mio piccolo (grande) paese.

Inutile raccontarvi l’evento a Roma. Grande emozione e grande entusiasmo. “Ieri era solo felicità, amici belli, cose belle”. C’era il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, c’era il Ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Marianna Madia, c’era Alessandra Poggiani, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale e Paolo Coppola, presidente permanente per l’Innovazione e l’Agenda Digitale, seguiti da tanti tantissimi altri innovatori eccezionali. C’erano i fondatori di progetti italiani bellissimi, amministratori delegati di startup di successo, e c’ero io che mi sentivo piccolo piccolo piccolo. Abbiamo firmato alla presenza del notaio la costituzione della neonata associazione “Digital Champions” che da giovedì scorso ha iniziato a coordinarsi sul territorio italiano per avviare dei progetti di alfabetizzazione digitale e di innovazione sui soliti settori chiave, dalle pubbliche amministrazioni alle scuole. Inutile raccontarvi altro perché molto lo trovate raccontato in tutte le salse in rete e, cosa assai più importante, perché io ritorno qui, a casa, tra la mia comunità, che non è fatta dalla gente della capitale, né da quei 100 ambasciatori digitali, ma da noi.

Madia and friends

Noi che siamo qui, adesso, e che non abbiamo un Digital Champion per Casarsa Della Delizia, ma che invece abbiamo l’opportunità di rafforzare i legami sul territorio, “andando verso” e non remando contro, sostituendo con la proposta la mera protesta, come dice Luna, con umiltà e determinazione. E permettetemi di aggiungere anche che lo dobbiamo fare con quella che Luca De Biase indica come una “sorta di ingenuità costruttiva,  premessa della sincerità dell’azione e avversaria alla disillusione paralizzante.”

Con questi intenti, prima di ogni altra cosa ringrazio di cuore uno ad uno coloro che mi hanno offerto uno o più “digital caffè”, sia online sia offline. E poi vi invito a rileggere queste righe come ho fatto più volte io, per osservare quanti nomi ho citato. Questa storia è una storia di innovazione e di digitale, ma è soprattutto una storia di persone, che ho incontrato e conosciuto, che mi hanno scritto, chiamato e dimostrato la loro stima (tantissimi, davvero) e da cui, soprattutto nella gente incontrata a Roma, ho imparato e avrò moltissimo da imparare (un grazie in questo senso ai compagni di viaggio lungo la tratta Roma – Venezia Roberto Scano, Gianluigi Cogo, che Sergio, approfitto, ti saluta, e io nuovamente ti ringrazio, e l’intraprendente Alessandra Giraldo).

Renzi_Luna

Fissate queste righe è però ora tempo di partire, affinché l’entusiasmo si trasformi in azioni concrete. Di prossime cose concrete ne ho già due:

1) è uscito il mio “libro – guida” reso possibile dalla Fondazione Mondo Digitale intitolato “La Trama del Web”, cento pagine che partono dall’abc del computer e che arrivano agli Open Data e all’Open Government. Una guida in primis per due comuni della Sicilia, Castelbuono e Isnello, ma poi anche per tutti coloro che vogliono imparare a usare il computer o ad usarlo meglio. Una guida scaricabile gratuitamente in formato pdf, e online grazie ad un’eccezionale ed encomiabile lavoro dietro le quinte  di Cecilia.

2) Il sei dicembre facciamo il primo CoderDojo a Casarsa Della Delizia. Il Co-co-coddechè? Prima il Crowdfunding poi il CoderDojo… strano lingua quella dell’innovazione. Diciamo che volendo riassumere un CoderDojo in una frase uscirebbe qualcosa come: “tre orette ad alto tasso di divertimento dove piccoli bambini scatenati si dilettano a creare videogiochi al pc“! Per questa iniziativa vi rimando direttamente ai riferimenti utili: coderdojofvg.it …troverete tutte le informazioni necessarie.

Essere un Digital Champion non è un traguardo, bensì un blocco di partenza. Allo sparo di inizio le gambe dovranno cominciare a correre lungo la pista per raggiungere risultati importanti. Io sono pronto. Lo sparo c’è stato. Si parte. E allora nuovamente – grazie – a tutti i nodi di questa rete che si sta creando e che sembra promettere davvero bene.

DChamp

[Come scrivevo sopra, la campagna di crowdfunding ha incassato più soldi dei necessari. La somma in eccesso è stata destinata all’Assessorato dell’Innovazione del Comune di Casarsa della Delizia come piccolo punto di partenza per i progetti futuri. I dati sul resoconto della campagna, sulle cifre incassate e spese e sulla somma devoluta li trovate qui!]

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Matteo Troìa / 2019