Dalla Olivetti ad Arduino: la rivoluzione dell’hardware

Arduino è una scheda elettronica di piccole dimensioni con un microcontrollore e circuiteria di contorno, utile per creare rapidamente prototipi e per scopi hobbistici e didattici.” Wikipedia definisce così la scheda elettronica più famosa al mondo, ideata da Massimo Banzi (ed altri) nel 2005 ad Ivrea. Allora, lo scopo di questa scheda, era quello di facilitare l’interaction design, ovvero quell’attività di progettazione che favorisce il rapporto “uomo – macchina”. L’interazione uomo – macchina è anche ambito di insegnamento in diverse università.

 

Arduino è economico, con pochi dollari acquisti il kit e cominci a smanettare. E’ programmabile, in una sorta di Processing, un linguaggio tutto sommato semplice, che si avvicina a quello parlato. E’ quindi facile da utilizzare e da mettere all’opera senza specifiche conoscenze pregresse. Oggi lo Starter Kit è venduto con un bellissimo manuale che ti guida passo passo alla realizzazione di 15 progetti differenti con la tua nuova scheda elettronica.

Arduino e anche e soprattutto open source che non è sinonimo di gratis, anche se di fatto gratuitamente hai accesso al codice sorgente di un software piuttosto che alle componenti hardware. Insomma, se vuoi ti puoi impossessare legalmente dello schema elettrico di Arduino e dopo che ti sei comprato delle componenti elettroniche, puoi crearti la tua scheda personale. Questo è il bello dell’open source. Dunque ritengo che quando qualcosa è gratuito, questo qualcosa disgrega una comunità: ciascuno se ne appropria di una parte, quel tanto che gli basta per poi andarsene, disperdendosi. Quando un qualcosa è open source invece, questo qualcosa aggrega e fortifica una comunità: la alimenta, la accresce, crea dunque un ecosistema collaborativo impressionante. Arduino è di fatto il primo esempio di “hardware open source”, dopo anni in cui abbiamo sentito parlare di “software open source”.

Arduino ha già 10 anni, ma la sua storia ha radici interessanti. Non è un caso che la sua storia è partita da Ivrea. Mentre il nome Arduino deriva dal bar che Banzi usava frequentare all’epoca: il bar Re Arduino, la scheda elettronica è stata sviluppata all’Interaction Design Institute di Ivrea, scuola post laurea sviluppata da Olivetti S.p.A. in collaborazione con la Telecom. In qualche modo, lo spirito più profondo della Olivetti di molti anni fa, ha contaminato indirettamente il lavoro del Team Arduino, capeggiato da Massimo Banzi, ma a cui hanno partecipato anche David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino, e David Mellis.

Con Arduino oggi puoi fare un sacco di cose, basta googolare su Internet e ti perderai tra le decine e decine di contenuti, video ed esempi.

Con Arduino oggi fanno già un sacco di cose, alcune anche molto serie. Il successo di questo progetto è in grossissima parte italiano, segno che se ci mettiamo in ricerca, scoviamo ancora un Paese di eccellenze e di innovatori.

Oltre ad aver rivoluzionato la progettazione dell’interazione tra l’uomo e il computer, oltre ad aver dato una spinta all'”internet delle cose“, oltre ad aver acceso creatività ed ingegno, Arduino ha permesso alle persone di “metterci le mani”, di toccare, di provare, di combinare pezzi fra loro. Anche i più giovani possono costruire qualcosa con Arduino, e non è cosa da poco in un “sistema scuola” ancora piuttosto teorico, astratto e slegato dal mondo reale. Abbiamo un po’ tutti bisogno di “sporcarci le mani”, se non altro di cominciare a farle funzionare: dentro le nostre dita ci sono potenziali e qualità inespresse. Abbiate a cuore le vostre mani e usatele. Costruite.

Dunque, auguri Arduino, e altri cent’anni come questi primi dieci.

Di seguito, il primo webdoc di Wired.it. La storia, il funzionamento e i personaggi dietro la tecnologia italiana più famosa nel mondo

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Matteo Troìa / 2019