Ciò che conta

Questo 2014 è stato un anno incredibile, lunghissimo, intensissimo.

La parola che meglio descrive questi trecentosessantacinque giorni è overwhelming, l’ho scoperta pochi giorni fa, lascio a voi il piacere di cercarne il significato se non lo conoscete.

Ho fatto decine e decine di cose. Farò a meno di un lungo elenco autoreferenziale, perché non è quello che conta.

Contano i passi fatti, quelli che guardando avanti riesco già a individuare. Contano le fatiche superate, la gente conosciuta come quella rincontrata. Contano le strette di mano, ma ancor più le “pacche sulla spalla”. Contano le parole ricevute inaspettatamente, un paio di sorrisi che porterò nel cuore.

Conta chi ha saputo essere obiettivo, chi severo, chi talvolta duro. Contano le volte in cui ho provato ad essere diverso perché era giusto cambiare. Conta sentirsi in movimento, non arrendersi, darsi da fare.

Conta aver assaporato la gioia, una gioia altra, più profonda, più semplice e più vicina di quanto ci si immagina. Conta la gratitudine ricevuta se siamo riusciti in maggior misura a restituirla, o a darla, per primi, senza aspettarci il contraccambio.

Conta fare pace, riconciliarsi e, infinite volte, saper ricominciare.

Conta essere qui, e soprattutto esserci. Sentirsi vivi e tutto sommato fortunati.

Aprivo quest’anno augurandomi “buon coraggio”. Non sapevo quanto coraggio mi sarebbe poi effettivamente servito i mesi dopo. La vita è circolare, se sappiamo unire i puntini e provare il gusto dell’attesa. L’attesa, questa sconosciuta.

Volare è il verbo che chiude quest’anno, perché Samantha sta portando in volo un po’ d’Italia, e perché solo a pensarci mi emoziono; chissà come ci vede lei da lassù.

La foto che apre questo ultimo post dell’anno l’ha scattata lei, al volo, in volo.

Volare. Voliamo. Buon volo. Ci si vede in orbita.

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Matteo Troìa / 2019