CheFuturo – Se Internet fosse un diritto sociale

Diciamo Internet e pensiamo subito ad una rete enorme di computer sempre più potente, a tratti misteriosa a tratti pericolosa. Oggi Internet non è più solamente una rete di computer interconnessi tra loro, ma è un bene primario, come l’acqua, come l’aria.

Non ci permette di sopravvivere è vero, ma ci permette di essere quelli che Aristotele definiva “animali sociali”: una specie che non sta su questa Terra solo per condurre passivamente la propria vita, procacciandosi il cibo ed entrando in competizione per la sopravvivenza con altre specie, bensì una specie dislocata sul pianeta in nuclei organizzati: le comunità.

È proprio a partire dalle comunità che occorre ripensare a tutti quei processi che conducono le persone ad un sufficiente benessere sociale, inteso come la salvaguardia dei servizi essenziali e la garanzia di un organo responsabile della costituzione, dell’elaborazione, della tutela e della difesa di tali servizi

Risulta sempre più importante, in un frangente sociale complesso come quello attuale, dare ad Internet una connotazione legislativa che abbia un senso ed un’utilità per la collettività e soprattutto, data l’enorme diffusione della rete nella nostra quotidianità, diventa interessante domandarci perché non trasformare Internet in un vero e proprio diritto sociale?

Internet dovrebbe essere configurato come un diritto sociale, ovvero come il diritto dei cittadini di vedersi assicurati prestazioni pubbliche necessarie per raggiungere i livelli minimi di esistenza civile, e dovrebbe inoltre essere costituzionalizzato, al fine di espandere e garantire l’esercizio dei diritti da parte dei fruitori della Rete con il conseguente adempimento dei corrispettivi doveri.

È solo paragonando il diritto di accesso a Internet al diritto all’istruzione o alla salute, che potremo abbattere il digital divide attuale e dare una mano all’economia del Paese che è da troppo tempo immobile.

In tal senso esiste una proposta di legge che va in questa direzione, elaborata all’interno del workshop “Innovazione Digitale” di Cultura Democratica, un think tank di giovani ragazzi che punta a fare seria innovazione legislativa. La proposta prevede di inserire l’art. 34 bis in Costituzione, seguendo questa formulazione:

“Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in modo neutrale, in condizione di parità e con modalità tecnologicamente adeguate. La Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo l’accesso alla rete Internet come luogo ove si svolge la personalità umana, si esercitano i diritti e si adempiono i doveri di solidarietà politica, economica e sociale”.

La cosa che differenzia questa proposta da tutte le altre è proprio la sua collocazione nella Costituzione. Alcune proposte similari collocano la norma sotto l’articolo 21, articolo che tutela la libertà di espressione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. L’articolo 34, invece, rientra nella sezione dei Rapporti Etico–Sociali, e nella fattispecie tutela il diritto di accesso allo studio, garantendolo anche per coloro i quali che, seppur meritevoli, risultano privi di mezzi.

L’innovazione, quindi, sta tutta qui: nell’inserire l’accesso ad Internet all’art.34 bis ritenendolo prioritario quanto l’accesso all’istruzione proprio perché l’uno non esclude l’altro, ma anzi, il primo potenzia il secondo.

L’obiettivo che ci poniamo, sarebbe facilitato anche grazie all’aiuto cooperante di diversi fronti: dai Digital Champions italiani ai tavoli di coordinamento (ora anche regionali) su temi di innovazione e digitale, dall’interesse che dovrebbe mostrare la Pubblica Amministrazione all’ingegno e alla buona volontà del privato cittadino, dalla diffusione capillare di cultura digitale ad un grosso sviluppo infrastrutturale, in un lavoro di squadra senza precedenti e senza il quale non si può pensare di rendere l’Italia una digital nation.

Infine, per far sì che un cambio di passo in questo Paese sia finalmente visibile, è necessario, a nostro avviso, ripartire da due punti fondamentali:

  • Fare rete, ovvero contagiarsi con storie di successo e buone pratiche. Perché se raccontiamo la speranza, costruiremo speranza; se raccontiamo una buona idea, contageremo tante menti, che probabilmente produrranno tante buone idee a loro volta.
  • Normare internet. E, attenzione, non significa assolutamente portarlo entro dei confini, porgli dei limiti, delle restrizioni, delle censure. Semmai il contrario! In questo caso normare vorrebbe dire cercare di rendere la Rete accessibile sempre e da tutti, in condizioni di piena parità, culturale ed infrastrutturale.

Perché le regole si scrivono per alzare il livello di civiltà e di cultura di una comunità, che oggi non può permettersi di fare a meno della Rete. E perché “regola” deriva dal latino, e tra le sue varie accezioni vi è quella di “guidare diritto”.

Con le regole guideremo diritto, con Internet guideremo lontano.

Vai al sito della proposta: art34bis.it

Articolo pubblicato su CheFuturo – Il lunario dell’Innovazione

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Matteo Troìa / 2019