Un po’ di cose che ho imparato, uscendo dal Palazzo

Sono le 13:20. Esco dall’ingresso principale, saluto le guardie e comincio a rilassarmi dopo una settimana intensa. Oggi ci sono 15 gradi, è il 22 dicembre.

Dopo qualche decina di passi mi guardo indietro: davanti a me si staglia immenso ed imponente Palazzo Montecitorio, incorniciato da un cielo azzurro, senza una nuvola. L’ho osservato tante volte, ma mi piace riguardalo spesso, alla ricerca di qualche nuovo dettaglio. Poi lo saluto, mi giro di nuovo e mi incammino lungo la strada che mi riporterà in stazione, per prendere un treno che finalmente mi riporterà a casa.

Piazza di Monte Citorio, via della Guglia, via dei Pastini, via delle Paste e poi via del Seminario. Un saluto a Palazzo San Macuto e poi dritti verso largo Argentina.

Camminando ho messo in fila un po’ di cose che sento di aver imparato negli ultimi mesi di lavoro…

Ho imparato che è difficile costruire qualcosa, e che è molto più facile distruggere, affibbiando le colpe a presunti colpevoli.

Ho imparato che non bastano gli intenti, serve la perseveranza, e a volte nemmeno quella è sufficiente per convincere le persone al cambiamento.

Ho imparato che, come diceva Pasolini, la vera morte non è nel non potere più comunicare, ma nel non essere più compresi.

Ho imparato che è la politica è un continuo compromesso, una continua mediazione, un continuo dibattito, ed che è giusto così, perché come dice Michela Murgia, la democrazia è l’unico sistema di governo fondato sul conflitto. Azzerare i conflitti significa cercare di azzerare i principi democratici.

Ho imparato che spesso, la cosa più difficile non è convincere gli altri della propria idea, ma riuscire a non farsi convincere dagli altri della loro.

Ho imparato che i detrattori sono sempre molto di più che i sostenitori, e che c’è una tendenza ad allearsi con chi ti permette di raggiungere un obbiettivo a prescindere dalla sua utilità collettiva, piuttosto che con chi al tuo progetto ci crede.

Sala lettura, dentro a Montecitorio — è vuota perché erano le 4:00 del mattino! :-)

Ho imparato che le mura del Palazzo saprebbero raccontarci di battaglie storiche e di passaggi politici di cui dovremmo andare sempre orgogliosi, ma che tutto sommato è un bene che non possano parlare.

Ho imparato che non è vero che sono tutti uguali, ma semplicemente che non fanno notizia i diversi.

Ho imparato che, purtroppo, abbiamo una classe politica in larga parte mediocre, e che sono pochi quelli che studiano e si documentano davvero.

Ho imparato che i politici migliori sono quelli che nonostante gli anni sanno ancora emozionarsi quando attraversano il Transatlantico, quando occupano un posto in aula, quando non smettono di sentirsi ospiti in un Palazzo che è dei cittadini e non loro.

Ho imparato che le critiche sono utili nella misura in cui sono fondate su delle basi solide, su dei dati, su delle prove; altrimenti sono solo sceneggiate inutili.

Ho imparato che per una sola vittoria ci sono decine e decine di sconfitte, e che non è sempre facile saper perdere, accettare di aver fallito, ammetterlo, analizzare ciò che non ha funzionato e ricominciare.

Ho imparato che è molto pericoloso fallire, in politica: rischi di essere messo all’angolo in uno schiocco di dita, anche se la sconfitta non ha dipeso totalmente da te, anche se quel fallimento, in altri contesti, sarebbe stato lecito e giustificabile.

Ho imparato, infine, che sono pochi quelli che si espongono per una cosa giusta, mentre sono molti di più quelli che lo fanno per una cosa conveniente.

Ho trascorso un anno e mezzo all’interno dei più prestigiosi palazzi di Governo. Ho attraversato stanze meravigliose, sono transitato nei luoghi fondanti della nostra storia e della nostra democrazia. L’ho fatto non da spettatore, non da visitatore, ma da servitore dello Stato, chiamato a mettere a disposizione del mio Paese le mie competenze.

Nonostante le storture di un sistema malato nei suoi meandri più profondi, credo che ciò che più conta sia stato uscire da quel Palazzo consapevoli.

Consapevoli di aver avuto l’immenso onore di entrare in un’istituzione così importante.

Consapevoli della fortuna di aver avuto un grande maestro, una grande guida, una bella persona prima che un bravo politico.

Consapevoli che la Politica sia il solo vero strumento per cambiare le cose.

Consapevoli di aver preferito sempre a ciò che era conveniente fare, ciò che era giusto fare.

La facciata di Palazzo Montecitorio — 22/12/17, Roma

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Matteo Troìa / 2019